Cinese e giapponese: analogie e differenze

cinese e giapponese

Una delle domande che mi viene posta più di frequente è: “Ma cinese e giapponese sono uguali?”. Cinese e giapponese sono due lingue completamente diverse ma con qualche punto in comune. Provo a essere più specifico:

In un articolo pubblicato in passato abbiamo già affrontato l’argomento spiegando, grazie al contributo di uno dei nostri lettori, quali sono le agevolazioni che lo studio del giapponese possono portare a chi si appresta a imparare la lingua cinese. Il problema principale, che secondo me non è afferrato da chi non ha dimestichezza con le lingue dell’estremo oriente, è che in realtà cinese e giapponese sono due lingue a parte, come lo sono l’italiano e il finlandese.

Famiglia linguistica

Il concetto di famiglia linguistica accompagna lo studio scientifico delle lingue fin dal XIX secolo (se non prima). Le lingue vengono, attraverso un processo analitico di vari aspetti, ricondotte ad una lingua antenata da cui dovrebbero provenire gli idiomi contemporanei a cui siamo abituati. Senza dilungarmi troppo nello spiegare il metodo, arrivo direttamente al punto: cinese e giapponese appartengono a due famiglie linguistiche separate.

Questo implica che le due lingue non hanno in teoria un antenato comune. Per capire meglio cosa vuol dire puoi pensare al fatto che la maggior parte delle lingue europee sono classificate come provenienti dall’indoeuropeo, sebbene alcune di esse possano sembrare completamente diverse tra loro.

La lingua cinese è in realtà classificata come una famiglia linguistica a sé, composta da centinaia di lingue non necessariamente intelligibili tra loro. Il giapponese è invece una lingua isolata: praticamente una lingua di cui, a causa della breve tradizione scritta, non si è riusciti a ricostruire le origini con precisione e che, fino ad ora, appare scollegata da qualunque altra famiglia linguistica (un altro esempio di lingua orientale isolata è il coreano).

Tipologia linguistica

Cinese e giapponese non fanno parte della stessa tipologia linguistica. In parole povere la struttura delle due lingue differisce parecchio: il cinese è una lingua isolante (da non confondere con “isolata”, che si riferisce alla famiglia e non alla tipologia) mentre il giapponese è una lingua agglutinante.

Le lingue isolanti sono quasi prive di morfologia: le parole non hanno flessioni o declinazioni.

Le lingue agglutinanti invece presentano parole le cui funzioni grammaticali vengono espresse attraverso l’aggiunta di suffissi o prefissi e i morfemi non sono espressi con cambiamenti della radice della parola ma tramite l’utilizzo di affissi.

Se a questo aggiungiamo che il cinese è una lingua tonale, ovvero che il cambiamento di un tono può definire una variazione di significato tra due parole apparentemente omofone, si capisce che le due lingue non possono risultare simili nemmeno ad un orecchio inesperto.

Analogie

Le analogie tra le due lingue nascono dal fatto che il giapponese, intorno al VI secolo d.c., ha importato attraverso la Corea la lingua cinese. Il sistema inizialmente adottato era praticamente quello originale, rimasto per un po’ di tempo appannaggio solo di classi elitarie. Con la sua evoluzione la lingua scritta giapponese si è man mano differenziata molto dalla scrittura cinese classica. Per questo ora i giapponesi si ritrovano con moltissime parole con pronunce molto simili al corrispettivo cinese e anche per questo nel giappoenese formale sono preferite parole nella loro forma “cinese” (solitamente formata da due caratteri) rispetto alla forma “giapponese” ritenuta più popolare.

In realtà le analogie tra le due lingue si limitano appunto a parole provenienti dal cinese e riadattate in giapponese nella pronuncia, il cui carattere però ha subito nel tempo delle variazioni di significato abbastanza importanti: il carattere 走 che in cinese vuol dire “camminare”, in giapponese vuol dire correre; la parola 勉强 che in giapponese vuol dire “studiare” in cinese significa invece “inadeguato”, “riluttante” etc in cinese.

Qual è la lingua più difficile tra le due?

Le difficoltà presentate dalle due lingue in questione sono secondo me le seguenti:

  • Il cinese è una lingua tonale. I toni sono decisamente difficili da imparare per una persona che non li ha mai usati prima;
  • Il cinese ha una grammatica (se così possiamo chiamarla) molto diversa dalla nostra, è difficile per il nostro cervello abituarsi a pensare in quel modo, soprattutto all’inizio;
  • Il cinese è parlato in modo molto diverso nelle varie regioni della Cina, imparare il putonghua permette di farsi capire ma non sempre di capire la controparte.
  • Il giapponese presenta una delle strutture grammaticali tra le più astruse che io abbia mai visto: solo per l’esame del JLPT 2 (l’hsk 5 del giapponese per intenderci) bisogna studiare più di 150 forme grammaticali diverse, di cui molte hanno lo stesso identico significato ma un utilizzo specifico in base alla situazione;
  • Il giapponese presenta varie forme onorifiche (sonkeigo etc.) molto difficili da intendere se non si conosce la cultura. In ogni caso sono anche molto complesse da imparare e utilizzare nella vita di ogni giorno;
  • La struttura della frase in giapponese ci costringe a pensare “al contrario”, cosa che può venire naturale solo con moltissima pratica.

In conclusione trovoù più difficile imparare a parlare giapponese in maniera decente, il cinese mi sembra molto meno ostile una volta superato lo “scoglio” toni. Entrambe le lingue però richiedono moltissimo impegno soprattutto all’inizio, studio sistematico e costante volto a memorizzare le parole e automatizzare le strutture di pensiero così diverse dalle nostre.

Spero che dopo aver letto questo articolo tu abbia capito un po’ di più il mondo delle lingue estremo orientali. Se vuoi ulteriori chiarimenti, hai dei dubbi o pensi che abbia tralasciato qualche aspetto importante della questione, lascia un commento qui sotto!

About Anto

Lo studio dell’oriente, a partire dal Giappone, ha finito per portarmi a Pechino, dove ho vissuto studiato e lavorato per 4 anni. Tuttora lavoro per una azienda cinese in Italia.

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