Viaggio a Datong

Datong Xuankongsi

Una città dal gusto strano, famosa per un tempio sospeso su una parete rocciosa

Anni fa scoprii l’esistenza di un tempio non solo sospeso nel tempo, ma proprio sospeso a metà di una parete rocciosa: il xuankongsi 悬空寺. Questo tempio, sorretto da lunghi pali di legno, ha esercitato un costante fascino su di me, così che finalmente, dopo anni e anni di attesa, sono risucito ad organizzare un viaggio per andare a vederlo.

In viaggio per Datong

Il tempio Xuankongsi si trova a circa 80 km dalla città di Datong nella provincia del Shanxi. Complice il fatto di avere i miei genitori in Cina per un mese, ed un amico in viaggio di lavoro a Pechino, organizzo un viaggio in treno tutti insieme ad esplorare questa città cinese il fine settimana dopo l’esperienza a Chengde.

Prenoto quattro biglietti in cuccette rigide sul treno notturno K4695 che parte da Beijing Station alle 23:32, per arrivare a Datong verso le 6 di mattina del giorno successivo.

I treni con le cuccette rigide sono in assoluto i miei mezzi di spostamento preferiti, con l’umanità che passa in corridoio, l’odore di tè, instant noodles e, a causa mia, birra rovesciata sul pavimento. Chiacchieriamo amabilmente con una coppia cinese di ritorno al loro paese d’origine e qiundi andiamo tutti a dormire quando alle 00:00 vengono spente le luci di tutta la carrozza.

Taxi, Albergo e via!

Avevamo prenotato l’albergo su Ctrip, così che arrivati a Datong non dovevamo far altro che prendere un taxi. Come sempre accade in Cina, alla stazione dei treni vi è una fiumana di gente che vuole proporti un albergo o tassisti abusivi che sparano prezzi fuori dalla grazia di Dio per portarti a pochi chilometri di distanza. Dopo esserci liberati dalle proposte di alloggi squallidi, ecco che arrivano i tassisti. Il primo ci chiede 50 RMB per andare al nostro hotel e già gli sto per ridere in faccia, quando un secondo tassista si avvicina a noi con fare molto più pacato e ci dice che per 400 RMB ci scarrozza per tutto il gioro portandoci al Xuankongsi e al Yungangshiku. La corsa fino all’albergo è inclusa.

Per la prima volta in vita mia, mi pare che l’offerta sia ragionevole e, anche se potrei contrattare, penso che questo poveretto si sta preparando a farci fare più di 200 km per neanche 50 euro. Crepi l’avarizia.

NB: Questo tassista di nome Xing ci ha offerto un ottimo servizio, se mai andrai a Datong puoi contattarlo al 13934258683

Xuankongsi, il tempio sospeso di Datong

Per raggiungerlo ci vogliono quasi due ore di taxi su strade a tratti dritte come un fuso e a tratti serpeggianti per superare dei bassi rilievi montuosi.

Non facciamo tempo a pagare il biglietto del tempio Xuankongsi che una piccola delusione mi assale. Lì sul lato della montagna, al posto di un tempio che immaginavo enorme, c’è un tempietto minuscolo ingolfato di turisti nonostante la continua pioggia che sta scendendo da ore.

Nonostante questo, vi saliamo ed esploro il tempio in tutti i suoi anfratti. Più che un tempio vero e proprio, come lo immaginavo, sembra più un piccolo luogo di culto che avrà avuto sì e no due monaci a guardia. Certo è un luogo interessante, ma pensare che ha animato i miei sogni di scoperta per anni e che per raggiungerlo ho passato ore di treno e taxi, resto un po’ perplesso.

Del resto, nonostante il Xuankongsi animi i sogni di molti occidentali, fra i cinesi è pressoché sconosciuto, tant’è che a tutti gli amici cinesi a cui ho detto sarei andato a Datong, nessuno ha risposto “a vedere il Xuankongsi” ma tutti hanno menzionato il “yungangshiku”, luogo di cui ignoravo l’esistenza fino a quel momento.

Le centrali di carbone

Per andare dal tempio sospeso al Yungangshiku ci sono quasi 150 km di strada che passano attraverso paesagni di arida e brulla campagna, fino ad arrivare ai piedi di una delle enormi centrali a carbone presenti a Datong.

Antonio era stato a Datong un paio d’anni prima e me l’aveva descritta come una città brutta e perenemmenete inquinata, proprio a causa delle quattro centrali elettriche a carbone che la circondano. Fortunatamente, nel fine settimana in cui eravamo in zona, l’aria era fresca e piacevole, senza traccia di inquinamento.

Passare sotto ad una centrale a carbone, però, è stata un’esperienza spiacevole. Oltre all’odore nauseante che filtrava dai finestrini chiusi, quello che più mi ha infastidito era il perenne colore nero della polvere che ricopriva tutto. Una quantità di camion come non l’avevo mai vista, trasportava enormi quantità di carbone. La scena che più mi ha lasciato perplesso è quella di una bambina di neanche dieci anni, saltare la corda su un terreno nero pieno di pozzanghere nauseabonde in mezzo a due bilici pieni di carbone.

Pechino ha chiuso quest’anno la sua ultima centrale di riscaldamento a carbone, ma la maggior parte della sua elettricità arriva da queste quattro centrali di Datong.

Yungangshiku 云冈石窟

Arrivati a Yungangshiku ci rifocilliamo con il piatto tipico della zona: roujiamo 肉夹馍 e daoxiaomian 刀削面, rispettivamente un hamburger cinese e delle tagliatelle in brodo fatte al momento.

Datong Buddha Yungangshiku

Quindi iniziamo ad esplorare questo luogo di caverne in cui vi sono intagliate statue di budda. Già ero convinto fosse la brutta replica delle grotte di Luoyang 洛阳, invece sono rimasto piacevolmente sorpreso. Alcune grotte sono in condizioni precarie e non è possibile entrarvi, altre hanno solo statue scolorite, ma in altre si possono ancora rimirare i colori originali, che le rendono a mio parere, belle come la cappella sistina.

I budda scavati nella roccia raggiungono anche dieci metri d’altezza, ed entrare in una grotta completamente dipinta di una miriadi di colori è un’emozione incredibile.

Il centro città di Datong

Tornati in città, la sera abbiamo cercato inutilmente un bar in cui bere una birra, per scoprire poi che in tutta Datong pare non esserci neanche un pub.

Il giorno seguente l’abbiamo dedicato alla visita del centro città. Qualche decennio prima, tutto il centro città antico fatto di templi, monasteri e costruzioni tradizionali, furono distrutti per far spazio a case popolari, fabbriche e “modernità”. Negli ultimi anni, un po’ per riscoprire la cultura tradizionale, un po’ per attrarre più turisti, le case popolari sono state distrutte come lo furono i templi antici, ed al loro posto sorgono nuove strutture fino antiche, con tanto di templi bellissimi e luccicanti, in cui si respira ancora l’odore di vernice fresca.

Una parte del centro non è ancora stata rinnovata e case diroccate e inabitate restano ad aspettare l’inevitabile momento in cui saranno abbattutre per costruire dei nuovi templi antichi.

Nonostante questo, la vista è spettacolare ed i templi valgono la pena di una visita. Addirittura siamo riusciti a trovare e ad entrare in una vecchia moschea, l’unica rimasta intatta da secoli a questa parte.

Alla fine, un giro su metà delle “mura antiche”, perché l’altra metà era ancora in costruzione.

Conclusione

Nonostante le delusioni del tempio sospeso, nonostante i templi finto-antichi, nonostante l’assenza di un bar dove bere una birra gelata e doversi accontentare di due birre calde in un ristorante che stava per chiudere. Nonostante tutto, a me, Datong è piaciuta.

Rappresenta un po’ tutto quello che è la Cina odierna, con le sue contraddizioni, con le sue tensioni che spingono all’antico e al futuro al tempo stesso, con le facciate finte ma il cuore vero, con le strade enormi e pulite e quelle dissestate e sporche di carbone. A mio avviso, è un viaggio da fare.

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About Jappo

Sinologo dal 2006 e da sempre appasionato di scrittura, viaggi e scambi culturali. Clikka qui per la presentazione completa

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