Elemosina in Cina – perché non la faccio

elemosina cinese
Non sono uno che si tira insietro a lasciare qualche spicciolo ai meno fortunati, ma spesso in Cina fare l’elemosina può essere più far del male che non del bene.

I miei genitori mi hanno insegnato fin da piccolo a dare a chi ha meno, ad aiutare chi ha bisogno, ma in Cina bisogna essere più accorti, perché fare l’elemosina agli storpi per strada, non è il miglior modo per aiutare il prossimo.

Qestuanti in motorino

Essendo Sanlitun un luogo di ritrovo tipicamente occidentale o per cinesi benestanti, è normale che si possano incontrare diverse persone che chiedono l’elemosina. Poiché casa mia non dista molto, e trascorrevo spesso i miei fine settimana da quelle parti, non ci misi molto a notare che c’erano sempre le stesse facce: la signora che vendeva i palloncini, il vecchietto con i ciondoli profumati, il suonatore cieco di erhu, la signora con il bimbo, un’altra signora con il bimbo. Poi mi accorsi che il bimbo era sempre lo stesso: se lo passavano!

Inoltre, un giorno leggo su un giornale online che per far stare più tranquilli queste povere creature,  spesso gli vengono dati alcolici. Così d’improvviso mi spiego perché lo vedevo sempre con la testa penzoloni e gli occhi semichiusi o addormentato in pose inverosimili.

Insomma, era chiaro che tranne il vecchino con i cionodoli, tutti gli altri in un qualche modo fossero parte di un gruppo e non avendoli mai visti dormire per strada mi chiedevo dove abitassero. Una sera d’estate, sto tornando a casa in motorino e passando per Sanlitun vedo un tizio in scooter caricare il vecchio suonatore di erhu. Occasione ghiotta: rallento permettendo loro di superarmi ed inizio a seguirli in distanza. Percorrono tutta Sanlitun lu, superando casa mia e proseguono per Xiaoyunlu per un chilometro abbondante, fino a svoltare a sinistra in una viuzza secondaria senza luce e spengo gli anabbaglianti per non farmi notare. Poco più avanti svoltano a destra su una strada di terra battuta e poi si fermano di fronte una malandata casa in mattoni dopo un’altra svolta a destra. Il signore cieco smonta, traffica nella giacca e consegna una mazzetta di banconote di piccolo taglio al tizio in scooter che le conta e se le mette in tasca. Mentre faccio inversione vedo il vecchietto entrare in casa, mentre il guidatore si accende una sigaretta. Nel buio della notte, torno sui miei passi.

Un probelma non solo cinese

Ricordo chiaramente la prima volta che scoprii questo problema, stavo leggendo il bellissimo libro Le Dodici Domande: The Millionaire, da cui è poi stato tratto il famoso film Slumdog Millionaire. Ad un certo punto della storia, il protagonista ancora bambino viene preso da degli adulti che insegnano a lui e ad altri bimbi a cantare. Nota subito che molti dei suoi compagni sono menomati e vengono mandati a chiedere l’elemosina, pian piano rendendosi conto che le menomazioni non sono frutto di incidenti, ma applicate dagli adulti del gruppo, che sfruttano i bimbi per fare soldi in questo modo.

Ecco, più o meno è quello che capita anche in Cina. Per questo motivo mi rifiuto categoricamente di fare l’elemosina a ciechi, ustionati o a chi è senza un arto, poiché significherebbe incentivare questo tipo di comportamento.

Elemosina e bambini

In Cina non mi è quasi mai capitato di vedere bambini questuanti, ma ne vidi molti in Cambogia. Mentre questi non erano malformi o mutilati, non si dovrebbe comunque dar loro dei soldi, perché le famiglie non mandano i figli a scuola per farli elemosinare tutto il giorno.

Però, come dicevo prima, mi è capitato di vedere lo stesso bambino che viene passato da persona a persona, probabilmente perché un piccolo ispira più tenerezza negli occhi dei passanti.

A chi  NON faccio l’elemosina

Ai menomati, storpi, ciechi e con un qualsiasi problema fisico evidente. Non per altro, ma perché sono convinto che la maggior parte di questi vengano maltrattati apposta per essere mandati a chiedere l’elemosina.

Ai bimbi o comunque alle persone troppo giovani. Anche quelle che ogni tanto vedi a testa bassa sui ponti con scritto “devo andare a scuola e non ho i soldi per pagarmi la retta/mensa/libri”, perché anche in questo caso sono quasi sempre persone che vengono obbligate a utilizzare questi stratagemmi, e non vanno proprio a scuola.

A chi faccio l’elemosina

A tutti quelli che non presentano difetti fisici e sono in “età da lavoro”. Capita più spesso di quanto si creda che i manovali presi da province povere vengano portati in giro a far lavori di costruzione e pagati una miseria. Oppure non vengano pagati interamente. In entrambi i casi, questi spesso restano bloccati a migliaia di chilometri da casa, senza soldi per comprare il biglietto del treno. A loro, va tutta la mia simpatia.

E tu, cosa ne pensi? A chi fai (o non faresti mai) l’elemosina? Scrivilo nei commenti

About Jappo

Sinologo dal 2006 e da sempre appasionato di scrittura, viaggi e scambi culturali. Clikka qui per la presentazione completa

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