Ospedali Cinesi – Come mi son rotto un dito

Dita rotte e ospedali cinesi

Un video ed un racconto su come mi son rotto un dito e come funzionano gli ospedali cinesi

É tanto che non mi faccio sentire, hai sentito la mia mancanza o non te ne sei neanche accorto? Il motivo della mia assenza di quasi un mese è molto semplice: mi sono rotto un dito e quindi era difficile tenere aggiornato il blog con una certa costanza. L’articolo di oggi è quindi condito con un video esplicativo della mia esperienza con gli ospedali cinesi. Ma, come dice qualcuno “incominciamo dall’incomincio”!

Jappo, ma come ca**o ti sei rotto un dito?

Acuta osservazione, che probabilmente merita un articolo a parte. Mi limiterò all’essenziale: appena uscito dall’ufficio martedì 21 novembre, stavo tornando a casa in sella al mio scooter elettrico quando all’altezza del 3.3 (un centro commerciale di Sanlitun), una ragazza ha deciso di aprire la portiera senza guardare e le sono finito in braccio. Ok, non proprio in braccio, perché nonostate la mia frenata all’ultimo secondo mi sono schiantato miseramente contro la portiera e sono caduto.

Nello scontro sono successe varie cose: delle mie bestemmie ad alto volume, la distruzione di un pezzo di motorino, le chiavi che si piegano di 90 gradi, un dito che si rompe, io che cado.

Dopo lunghi minuti a rimettersi in piedi, discutere con la ragazza che ha aperto la portiera, la sua amica e l’autista, facciamo foto ai veicoli, parcheggio il motorino lì vicino e mi faccio portare all’Ospedale di Chaoyang.

Dall’Ospedale di Chaoyang a quello di Jishuitan

Arrivati all’Ospedale di Chaoyang alle 20:30 circa, iniziano le trafile fra accettazione, visita preliminare (pressione e temperatura), medico di guardia che mi manda a fare un X-Ray, altri soldi, X-Ray, torna dal medico.

Vista la direzione della falange, già pensavo fosse una banale lussazione e mi immaginavo quelle scene da film in cui il dottore dice “conto fino al tre. UNO!” e a tradimento ti rimette la falange in sede. Invece guarda la radiografia e mi dice “è rotto, bisogna operare, ma le mani sono molto delicate e complesse e qui non abbiamo chirurghi abbastanza bravi. Ti consiglio di andare all’Ospedale di Jishuitan”.

Quindi prendiamo baracca e burattini, nel frattempo è arrivata anche un mio amico e mia moglie con nostro figlio, e ci spostiamo tutti all’altro ospedale.

Operazione, gesso e ci vediamo fra 2 giorni

Di nuovo la trafila: accetazione, dottore, si deve operare, paga, vai al terzo piano, torni a pagare questo ticket, tenga queste medicine, torni a pagare l’operazione, Gia-co-bo-be-ti-ne-li è atteso in sala pre-operatoria.

Mi mettono su una barella e mi spingono davante diverse sale operatorie, da una esce della musica e vedo due medici chini su un paziente e tutta una serie di arnesi e garze di fianco a loro. Mi parcheggiano in corridoio e l’infermiera viene a farmi l’anestesia parziale. “Scusi, ma l’iniezione è sotto l’ascella? Perché soffro il solletico da matti”, “suvvia, non è un bambino, si trattenga”. Vorrei vedere lei…

“Dottore, c’è un paziente straniero che l’aspetta per l’operazione” “straniero, ma parla cinese?” “non lo so dottore, provi a chiederglielo”. Il chirurgo si avvicina e mi dice timidamente “hello?” a cui gli rispondo “我会中文,别说英文吧“, al che lui quasi si ribalta dalla sorpresa e tira un sospiro di solievo. “Dottore, ma era più agitato lei di me?” e ridiamo mentre mi porta in sala operatoria. Gli chiedo “dottore, dopo l’operazione sarò in grado suonare il pianoforte?”, lui risponde convinto “dovrà fare riabilitazione, ma col tempo non dovrebbero esserci problemi”, ” dotore, ma lei è bravissimo a fare le operazioni, non ho mai saputo suonare il pianoforte”. Mi guarda perplesso e gli dico che non fa nulla. Andiamo avanti che è meglio.

Per un’ora fanno quello che devono fare, taglia, metti una vite nell’osso rotto, cuci, ingessa, “come si chiama sua moglie?”, “Yu Huanzi è attesa all’uscita della sala operatoria”, “torni fra due giorni a fare la visita di controllo e cambiare la fasicatura”. Penso siano le 3 di mattina, l’autista ci prende e ci riporta a casa.

Togliere il gesso e cambiar la fasciatura

Dopo due giorni torno a Jishuitan accompagnato da un amico di Huanzi, Xiaohu. Meno male che c’è lui con me, perché il processo è molto più complicato di quanto pensassi. Non ho una tessera sanitaria elettronica e quindi non posso prenotare le visite online o usare le macchinette presenti in ospedale per pagare e prenotarmi. Mi tocca fare una fila chilometrica in accettazione per farmi anche questa tessera. Quindi la macchinetta che usiamo presenta qualche problema e non ci stampa il foglietto preposto. Inoltre i numeri della mattina sono finiti, torni il pomeriggio. Torniamo alle 13:30 e si ricomincia con il tran-tran: vai al terzo piano, fai la visita, torna giù, consegna un figlietto, vai a pagare, torna a prendere un altro numero, fai la fila, e finalmente tocca a me. Tempo totale: 5ore e mezza.

La seconda volta è andata un po’ meglio: avendo la tessera ho potuto prenotarmi online, arrivare la mattina presto e sbrigarmi tutto in un’ora e qualcosa… ma il tutto è sicuramente spiegato meglio grazie al filmato riassuntivo della mia esperienza con gli ospedali cinesi. Buona visione!



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About Jappo

Sinologo dal 2006 e da sempre appasionato di scrittura, viaggi e scambi culturali. Clikka qui per la presentazione completa

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5 Comments on “Ospedali Cinesi – Come mi son rotto un dito”

  1. beh dai, da un medico cinese mi sarei aspetto un “e’ piu’ semplice tagliare tutto” 😛

    auguri di pronta guarigione per il dito ma sopratutto auguri per… “mia moglie con nostro figlio”

  2. Ciao Jappo, tanti auguri di pronta guarigione!
    Una domanda: in Cina esiste un servizio sanitario assicurato a tutti (diciamo come da noi in Italia) oppure il sistema è più vicino a quello americano (nel senso che devi essere assicurato per poterne usufruire?).
    fab

    1. il datore di lavoro paga una social insurance card (si versa una percentuale dello stipendio) che puoi utilizzare per le spese mediche.
      Pero’ se nella carta hai 100 e la spesa e’ 1.000 i 900 di differenza li devi mettere tu… con soldi tuoi o con un’assicurazione medica personale.

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