Il Codice della Strada in Cina

la mia bici e la città proibita

 Ciao a tutti,
sono tornato con inaspettata rapidità, e se tanto mi da tanto è possibile che oggi vi scriva addirittura DUE email. :O
Sorpresi???
Anche io, ma la verità è che ciò di cui sto per parlarvi lo volevo trattare già da un paio di settimane: il codice della strada in Cina. O meglio: la sua assenza.

Da un mese circa sono in possesso di una fantastica bicicletta, di cui potete vedere la foto in allegato, con relativa Città Proibita che fa capolino sullo sfondo. Grazie a questo fantastico acquisto ho migliorato ulteriormente la mia comprensione del codice della strada in Cina, di cui già mi ero fatto un’idea abbastanza corretta già negli anni passati.

La verità è che il Codice è un’entità misteriosa: nessuno l’ha visto con i proprio occhi. Si sà di amici di amici di zii di cugini di quarto grado (da parte di madre), che conoscono uno che dice di aver sentito che sia sullo scaffale di fianco al Sacro Graal. Ma il tutto non è stato ancora confermato. Il risultato è che l’assenza di un codice, porta alla creazione di regole alternative, che diventano consuetudine, e stabiliscono una sorta di comportamento corretto mentre si è in strada, e sono questi comportamenti consuetudinari che ho finalmente appreso e che sto per mettere per iscritto. Queste regole potrebbero essere moltissime, ma visto che i cinesi sono persone semplici, sono solo 2. E mezzo.

Prima regola: la legge del più forte.
Come dicevo, i cinesi sono gente semplice e quindi si lasciano andare alla più basilare delle regole naturali: il più forte comanda. Ovviamente questa regola, trasposta sulla strada è: più grande sei e più ragione hai.
Al fondo della catena alimentare troviamo il pedone, un po’ come negli scacchi. Il pedone è mangiato dalla bicicletta, che è schifata dal triciclo (poi ve la spiego), che è superata dal motorino elettrico, che è bullato dal motorino vero e proprio, che è schernito dalla moto, che è mal vista dall’auto che è impotente davanti al bus che rispetta solo il camion che investì il cane che morse il gatto che si mangiò il topo che al mercato mio padre comprò.
Io che sono in bici, mi trovo a disprezzare e maltrattare i pedoni e ogni tanto gli sputo anche addosso, ma sono a mia volta sconfitto da questi maledetti tricicli a motore o elettrici. Questo strano mezzo di trasporto è una particolarità cinese e deriva, da quanto ho capito, dai vecchi risciò che un tempo andavano a pedali e ora hanno i pedali solo per bellezza. Non posso neanche dire che hanno i pedali solo per appoggiare i piedi, perché i triciclisti li appoggiano alla canna. Contenti loro…
Poi ci sono i risciò veri e propri, ma i risciòisti (ma come si dirà il guidatore di risciò?) compaiono solo nelle ore tarde della notte, quindi fanno parte dei predatori notturni e non ho ancora fatto una ricerca approfondita su questo campo. Potrei andare avanti ulteriormente a parlarvi dei tricicli perché è un mondo vasto e affascinante, ma dato che il mio obbiettivo di oggi è trattare il codice della strada rimanderò il piacere a un’altra volta.
Come avete capito, l’auto si colloca abbastanza nel mezzo della catena alimentare, ma non fate l’errore di pensare che tutte le auto siano uguali. No no no no no. Ovviamente all’interno del branco dell’auto spaziamo dalla smart all’hulk, ma la regola che vale è sempre la stessa, quindi avete già capito l’ordine di beccata.
Vi sono però dei problemi in questo sistema.
Il primo problema è che i grossi e prepotenti (e aggiungo io, col pisello piccolo ma il cervello ancora più piccolo) cercano di fare delle cose che non stanno né in cielo né in terra, ad esempio immettersi in una strada che è bloccata da altre macchine che vogliono uscire. La cosa più logica sarebbe lasciare uscire le macchine e poi entrare, ma dato che la logica non è stata fornita al cinese medio, ci si trova bloccati in situazioni imbarazzanti e irrisolvibili (se non dopo ore e ore di disussione e suonate di clacson) che bloccano la circolazione di mezza città, solo perché un tizio col macchinone voleva aver ragione non solo sulle macchine più piccole (diritto peraltro concessogli dalla prima regola della strada cinese), ma anche sulle più elementari leggi della fisicia: dove c’è un corpo non ce ne può essere un altro.
Il secondo problema poi si ha quando vi sono due macchine della stessa grandezza che si devono confrontare. Ovviamente nessuno dei due vuole recedere, poiché sarebbe un’ammissione di debolezza nei confronti dell’altro maschio alfa col jeeppone. Questo crea davvero delle situazioni al limite dell’immaginabile che danno vita a sfide di guerra lanciate a suon di ululati di clacson. Per fortuna la determinazione del maschio dominante non avviene come con i cervi, quindi dopo qualche grido e segnale di sfida non si passa alle cornate in stile autoscontro e arriva sempre un momento in cui si riesce a risolvere la debacle.
La fortuna vuole che comunque esista una seconda regola, che risolve comunque molti problemi, creandone però degli altri.

Seconda regola: chi è davanti ha ragione.
O meglio: preoccupati solo di chi ha davanti.

Questa regola fondamentale stravolge molti degli equilibri dettati dalla prima regola, ma al tempo stesso da un forte potere a tutti i bassi livelli della catena evolutiva.
Ma cosa vuol dire veramente?
Vuol dire che non devi mai farti domande riguardo a cosa sta accadendo dietro o di lato alla tua macchina. Ciò comporta anche che gli specchietti retrovisori sulle auto sono stati messi per bellezza, perché non li usano neanche per parcheggiare. Infatti i cinesi non solo non sanno andare in macchina, ma non sanno neanche fermarsi. Quando devono posteggiare, c’è sempre qualcuno che gli deve dire: “sterza, vieni indietro, indietro, indietro, controsterzo, indietro, indietro” etc. Ci sono addetti in tutti i parcheggi, così come ci sono addetti anche a lato strada, con le loro belle casacchine arancioni fluo, che indicano al guidatore cosa e come fare. E la cosa ridicola è che la metà dei guidatori non li ascoltano, fanno come pensano loro e parcheggiano accazzo, con grande arrabbiatura del parcheggiatore che da pedone non è stato ascoltato dall’automobilista, ma si scopre poi che ha ragione e il guidatore si deve sottomettere al volere dell’ultimo fra gli ultimi.
Quindi, quando guidi in Cina puoi fare tutto quello che vuoi, girare senza mettere la freccia, frenare all’improvviso, cambiare corsia a caso, girare a destra mentre sei sulla corsia di sinistra, il tutto senza mai usare gli specchietti, e non correrai il minimo rischio, perché ci sarà sempre quello dietro a fare attenzione a quello che fai e a non venirti in culo. L’unica cosa a cui dovrai prestare attenzione sarà a quello davanti a te, che ovviamente si sta comportando come un disgraziato sapendo che tanto sei tu a stare attento quello che fa. E così via fino all’infinito.
Ovviamente anche questa regola porta con se dei problemi intrinsechi. Questi vengono a galla soprattutto quando un guidatore deve fare la retro. Questo perché la retro stravolge tutta la seconda regola: chi è davanti diventa quello che sta andando indietro, quindi io che sono dietro sono in realtà quello che è davanti?!?!?!?
Il risultato è che chi si trova dietro a chi sta andando in retro sta fermo. L’unica cosa che farà sarà suonare il clacson (come diritto datogli dall’ultima “mezza regola”) e aspettarsi che quello davanti non venga ancora più indietro, perché altrimenti gli svernicia il paraurti!
Quindi restiamo in queste situazioni di stallo in cui quello davanti non può andare né avanti né indietro, quello dietro non capisce chi ha ragione su chi e quindi nell’indecisione sta fermo, anche se dietro di lui non ci fosse nessuno e potrebbe benissimo andare indietro e lasciar far manovra in santa pace alla macchina davanti. Quando ci sono solo due macchine coinvolte in questa situazione, succede generalmente che dopo circa un paio di volte in cui il primo indietreggia e si deve bloccare al suono del clacson di quello dietro stanno tutti fermi per un paio di minuti. Minuti lunghissimi in cui non ho ancora capito cosa passa per la testa dei guidatori, fino a che quello davanti abbassa il finestrino e urla “devo far la retro, fammi spazio”. Il guidatore dietro ha una sorta di epifania e capisce al volo la situazione, indietreggia di mezzo metro e si ferma. Se questo mezzo metro non è abbastanza per fare manovra, si ricomincia con il clacson e le attese eterne fino ad un nuovo urlo. E via così.
Il problema vero si ha quando c’è più di una macchina dietro al primo guidatore, perché il tutto si deve ripetere a catena fino a che quel milione e mezzo di machine che si è trovato in fila per questo motivo non riesce a creare abbastanza spazio per far far manovra ad un cinese che non sa parcheggiare senza che ci sia un tizio a dirgli come mettere il volante.

L’ultima mezza regola: se suono ho ragione (ma se vengo suonato non ascolto)
Questa mezza regola è l’ultimo pezzo del puzzle, e serve a far capire a quello davanti che non è che se sei davanti puoi fare quello che vuoi, in netto contrasto con la seconda regola (!!!).
Il fatto è che la seconda regola è una regola a tutti gli effetti, a differenza di questa, infatti chi è davanti e si sente suonato si comporterà esattamente come prima.
Il vero utilizzo del clacson, e l’unico modo per rendere questa regola efficace, è se la strombazzata è accompagnata da un sorpasso. In questo modo si è avvisato il conducente di fronte che sta per perdere il suo diritto di fare come gli pare e piace e sta per essere rimpiazzato. Infatti il suono del clacson produce nel guidatore un riflesso condizionato, come nei cani di Pavlov, che lo porta a non fare cazzate ma a procedere a velocità e traiettoria costante per i prossimi dieci secondi, giusto il tempo necessario per effettuare il sorpasso in sicurezza e continuare ognuno per la propria strada.
Il problema del clacson, oltre al fatto che non viene praticamente ascoltato, è che crea un’inquinamento acustico mica da ridere.
Infatti visto che quelli davanti fanno tutti cazzate, quelli dietro suonano a ripetizione, e visto che tanto non sono stati ascoltati pensano che suonare nuovamente possa cambiare il risultato (senza nessun suporto dato dall’esperienza).

Il mio problema invece è che sulla bici non ho neanche un campanello, ma dato che tanto non mi ascolterebbero comunque non ho nessuna intenzione di prendermelo.

6 thoughts on “Il Codice della Strada in Cina”

  1. Davide ha detto:

    Non dimentichero` mai quel giorno.
    Era la periferia di Shanghai, nel 2007.
    Un incrocio senza semaforo.
    Code interminabili ed immobili su tutte e 4 le direzioni che conducono al suddetto incrocio.
    In pratica quattro macchine provenienti dalle 4 direzioni si bloccavano tra di loro, nessuna di loro poteva avanzare perche` quella proveniente dalla propria destra le si parava davanti. Sarebbe bastato che una di loro arretrasse di un metro per sbrogliare la matassa.
    Secondo te qualcuno si e` preso la briga?

    1. Jappo ha detto:

      Ma assolutamente no!
      Indietreggiare significa perdere il proprio posto nella cerchia dei maschi alfa. In Cina vale ancora il detto “se avanzo seguitemi, se indietreggio… Porca vacca mi fate fare la retro?”

  2. Marco ha detto:

    questo post e’ da incorniciare e da studiare per il test della patente!
    dopo 7 anni ancora non ho avuto il coraggio di prendere la patente cinese e mettermi a guidare (anche perche’ obiettivamente tra taxi, bus, metro, treni, etc ci si muove benissimo, meglio ???, senza macchina)

    1. Jappo ha detto:

      Eh eh, ciao Marco, son contento che ti sia piaciuto. È uno dei miei post preferiti dello scorso anno 🙂
      PS io da poco ho scalato un altro gradino della scala gerarchica visto che ora ho uno scooter elettrico https://www.abcina.it/it/2015/01/26/scooter-elettrico-in-cina/

  3. Fausto ha detto:

    Troppo divertente e dannatamente vero ciò che dici. Sopratutto nella parte dove scrivi: …… ma dato che la logica non è stata fornita al cinese medio ….” Solo Dio sa quanto è vero. Bravo Jappo, veramente bravo.

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