Un Prato in fiamme

So che vi avevo promesso il continuo della scorsa mail con la spegazione del fatto che in Cina si può comprare anche il “vero amore” (ma lo si può comprare anche a Napoli), invece vi tocca leggervi un articolo serio a causa di ciò che è capitato questa settimana a Prato.

Non essendo in italia non so la copertura mediatica che ha avuto l’incendio nel capannone e la morte di lavoratori di origine cinese, ma immagino che la notizia vi abbia raggiunto in qualche modo.  Se così non fosse potete daro uno sguardo qui dove trovere diversi articoli.

Personalmente vorrei non tanto commentare l’accaduto, ma fornirvi qualche collegamento e spunto di riflessione fra ciò che arriva nel mondo dei sinologi e che magari non esce facilmente da questa cerchia, quindi sia chiaro che per capire i vari commenti, dovrete leggere gli articoli linkati.

In primis abbiamo ciò che è stato detto da Alberto Forchielli, niente popodimeno che presidente di osservatorio Asia, durante l’intervista a radio 24, che purtroppo è stata recentemente eliminata dagli archivi della radio.

Forse il Forchielli ha anche ragione quando descrive certe pratiche del cinese medio e dello stato cinese in generale, ma a mio avviso sbaglia completamente riguardo ai motivi che portano i cinesi ad “attecchire” in Italia. Non è perché lo stato italiano è debole, ma perché da noi vigono le stesse regole, le stesse omertà, la stessa collusione. È inutile scagliarsi contro i cinesi per mascherare invece le mancanze del nostro Paese.

Di questo parere mi pare anche Lao Xi in questo suo articolo, ma ovviamente il “problema Italia” è solo una faccia del più vasto “problema Globalizzazione” che viene analizzato qui sempre riguardo la stessa vicenda.

Ovviamente gli argomenti sono molto vasti e complessi, non di facile esemplificazione come vorrebbe far credere il presidente di osservatorio Asia, in cui mi pare ci sia troppa xenofobia e qualunquismo e a cui molto onestamente dico: se gli fa così schifo la Cina, perché ne ha a che fare da 20anni?

Sembra calzargli a pennello un verso di “Milano Milano” degli Articolo 31: “L’industriale si droga, poi vota che la droga fa male”.

Qui un mio altro articolo sullo stesso argomento.

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