[cml_media_alt id='1272']2015 05 25 - Colleghi cinesi (1)[/cml_media_alt]

Venerdì scorso è apparso un mio articolo sul famoso blog “Sapore di Cina“, eccolo qui sotto:

Oggi voglio dare una notizia bomba: vivere in Cina vuol dire dover imparare ad interagire con i cinesi.

Ebbene sì, so che può sembrare scontato, ma bisogna capire bene COME avere a che fare con i cinesi, soprattutto quando ci si deve trascorrere tanto tempo come con i colleghi d’ufficio.

Un passo indietro, dalla fine del 2012 lavoro a Pechino in una compagnia italo-americana e sono l’unico straniero nelle cinque filiali del Nord (Beijing, Tianjin, Shenyang, Dalian e Qingdao).

Il rapporto con i colleghi è sempre un po’ difficile, specialmente perché lavorando nel reparto vendite, i cinesi vedono ognuno come un competitor che gli può potenzialmente rubare un cliente e quindi ognuno pensa al proprio orticello senza coinvolgere nessuno.

Inoltre bisogna tenere a mente che la maggior parte dei lavoratori cinesi non è interessata ad altro che non lo stipendio ed è più che disposta a mollare tutto e cambiare azienda anche solo per 200 Yuan al mese, quindi è ancora più difficile riuscire ad avere un buon rapporto con i colleghi perché questi cambiano spesso. Senza menzionare il fatto che è anche difficilissimo trovare delle persone capaci e qualificate.

Quando arrivai giovane ed inesperto, il sales manager mi fece fare un giro dell’ufficio presentandomi a tutti, uno ad uno, ma quello fu praticamente tutto quello che dissi ad un collega per quasi due mesi.

Bisogna tenere presente che salutare, così come ringraziare non è strettamente necessario. Tutto ciò che hai bisogno di dire quando entri in ufficio (ma solo se proprio vuoi) è “zao” 早, mentre puoi dire “zou” 走 quando te ne vai la sera. Facile, come sembra.

Ovviamente io cercai anche di fare conversazione, chiedere qualche informazione personale ma tutti i miei tentativi erano stati dei buchi nell’acqua. Così che dopo due mesi di zao e zou e delle brevissime conversazioni strettamente legate al lavoro non avevo avuto altre comunicazioni coi colleghi.

[cml_media_alt id='1273']2015 05 25 - Colleghi cinesi (2)[/cml_media_alt]

Non è stato un periodo particolarmente felice, ma la svolta sarebbe avvenuta in occasione del capodanno cinese, quando ogni ufficio organizza la nianhui: una cena a base di duemila portate, accompagnata da litri di baijiu e giochi stupidi. Per amicarsi i colleghi non c’è modo migliore di agguantarli al terzo bicchiere di baijiu e invitarli uno ad uno ad un brindisi. Ovviamente, essendo non solo lo straniero, ma addirittura l’ultimo arrivato, mi son trovato a esser ammazzato di brindisi, perso la faccia in almeno una decina di modi possibili ed immaginabili e finalmente dal lunedì dopo hanno iniziato a rivolgermi la parola (qui trovi il racconto completo di tutte le mie “follie di primavera”, per la cena andate al punto 5).

Un altro modo per stabilire un contatto con i colleghi cinesi è di invitarli fuori a cena, o a pranzo. La maggior parte dei miei colleghi non accetterebbe un invito a cena anche se ci conosciamo da lungo tempo, mentre invitare qualcuno in pausa pranzo è a volte più facile, anche se bisognerà fare la solita lotta del conto per stabilire che paga, l’importante è non lasciare vincere i nostri commensali.

Altro punto fondamentale, ogni volta che si va in viaggio bisogna ricordarsi di comprare qualche stuzzichino tipico del luogo da portare indietro. Li si possono dare uno ad uno a tutti i colleghi, o metterli sul tavolino comune su un paio di piattini e lasciare che ognuno si serva da sé.

Come vedete, il segreto è di “catturarli” con il cibo, soprattutto se avete preparato qualcosa fatto in casa.

Se poi siete maschio e fumatore, potete sempre cogliere l’occasione di qualche pausa per fare delle boccate insieme. Mi raccomando di ricordarsi non solo di offrire sigarette ai presenti, ma anche di accendergliele dopo che le hanno accettate. Infatti, nella vita cinese tutto è strutturato attorno alla mianzi, la faccia, che si può anche tradurre come il rispetto per l’altro, il che passa soprattutto attraverso questi gesti, come il sapere DOVE sedersi a tavola o come fare un brindisi.

In ultimo, lamentela che arriva sempre da tutti gli occidentali con colleghi cinesi a parte il fatto che si tagliano le unghie in ufficio, non salutano mai, dormono durante la pausa pranzo e tanto altro, è che non sono capaci di risolvere da soli dei problemi. Ogni minima cosa viene o abbandonata con la speranza che si risolva da sola o manda su e su nella catena di comando, fino a che arriva ad un capo sveglio che trova la soluzione. Però nota bene, i capi non sempre sono svegli.

Essere l’unico occidentale in un ufficio di cinesi non è molto facile, ma il segreto per andare avanti senza problemi è ricordarsi la regola aurea “non pretendere di cambiarli, se a casa loro, sei tu a doverti adattare”.