cinese e giapponese

È possibile saper parlare sia il cinese che il giapponese?

Se hai aperto questo articolo significa che, almeno una volta nella vita, anche tu ti sei chiesto se fosse possibile parlare sia il cinese che il giapponese

Se sai parlare il cinese, avrai sentito queste domande almeno un miliardo di volte:

  • “Ma il cinese è simile al giapponese?”,
  • “Ma i simboli (oddio…) del cinese sono gli stessi del giapponese?”,
  • “Ma cosa cambia tra cinese e giapponese?”…

Insomma, il più delle volte sono stati gli altri a farci arrivare a questo punto.

Poi c’è chi si pone questa domanda dopo aver visto qualche anime alla televisione, riconoscendo qualche carattere qua e là, pur sapendo che si tratta di giapponese. Magari quell’ 爱 bello rosso stampato sulla fronte di Gaara (Naruto). Magari su qualche edificio nei fantastici paesaggi metropolitani del Detective Conan. Magari sulle divise dei personaggi di Dragonball, in qualche scena di Doraemon o, perché no, sui tabelloni segnapunti di Holly e Benji.

Poi ci sono persone che, come me, si pongono questa fatidica domanda in preda alla disperazione. Dal momento che la propria ragazza cinese decide di vivere in Giappone, si trasferisce ad Osaka e pretende che anche tu sappia il giapponese meglio dei giapponesi (lo so, questo capita un po’ meno spesso…).

Ma torniamo al punto: “è possibile che una persona che parla il cinese, riesca a studiare anche il giapponese, e parlarli entrambi fluentemente?”. Ebbene, la risposta è “Sì, è possibile”. Questo non vale solo per i cinesi madrelingua che decidono di studiare il giapponese (che tra l’altro partono pure avvantaggiati, come noi per lo spagnolo), ma vale anche per i laowai comuni mortali.

Il più delle volte siamo soliti credere che già solo il fatto di saper parlare il cinese ci renda quasi unici, distinguendoci dalla massa, il saper parlare entrambe le lingue poi non ne parliamo… Ci sembra assolutamente qualcosa di impossibile e di fantascientifico. Eppure vi assicuro che conosco di persona un paio di amici che ce l’hanno fatta. Se cerchi su YouTube o sui blog (magari anche in inglese), scoprirai che al mondo non sono poi così poche le persone che ci sono riuscite… Chi peggio chi meglio…

Di seguito ti dirò quali sono gli errori più comuni da non commettere per poter riuscire nell’impresa:

1- Il Giappone non è la “brutta copia” della Cina, bensì un nuovo mondo

Il primo ostacolo da superare (soprattutto per chi non è colto di studi sull’Asia, ma che ha imparato il cinese da autodidatta oppure, come me, assorbendolo per osmosi vivendo a stretto contatto coi cinesi per diversi anni) è quello di non denigrare il Giappone. Spesso ammetto di essermi fatto influenzare dalle varie amicizie cinesi, che non simpatizzavano di certo per la terra del Sol Levante, e da ignorante lo consideravo quasi come una “Cina tarocca” dove si mangia tanto Sushi. Questo è molto sbagliato.

Me ne sono reso conto col tempo e a mie spese. Sebbene molte cose del Giappone derivino dalla Cina (il sistema di scrittura dei Kanji, il buddismo, alcune feste, alcune usanze, l’architettura di certi templi, ecc…), col passare dei secoli il Giappone le ha rese proprie, facendone addirittura un’icona. Ad esempio il ramen, la festa “Tanabata” o la fioritura dei ciliegi.

Devi smetterla di pensare che il tuo amore sia soltanto la Cina. Qui non si tratta di ragazze, non c’è nulla di male nel farsi piacere anche un po’ di Giappone! Se sei così innamorato della Cina da vedere nel Giappone solo “una brutta copia”, allora sei chiuso e non sai cosa ti perdi.

Questo capita soprattutto se sei cresciuto con cinesi di mentalità un po’ vecchia, reduci con la mente dal conflitto mondiale. Se sei intelligente, sai che quei tempi sono ormai ben lontani e non ti farai prendere da questi schieramenti ignoranti, aprendo così la tua mente.

2- Non aver paura, il giapponese non rovinerà il tuo cinese

Uno dei primi timori di quando sono stato trascinato ad Osaka ad imparare il giapponese a suon di ceffoni (sì, era proprio una 女汉子…) è stato quello che il giapponese avrebbe potuto in qualche modo interferire col mio cinese, creando confusione e rovinando quel miracolo linguistico che negli anni ero riuscito a costruirmi. Ebbene, non è così. Anzi, il giapponese può anche in qualche modo collaborare col tuo cinese, perché quando vedi un nuovo Kanji ti viene subito voglia di scoprire da quale Hanzi proviene.

Se ti capita di studiare una frase (o parola) particolare in giapponese e ti rendi conto che non sai come si dice in cinese, ti verrà automatico andartela a vedere. L’unica cosa è che bisogna essere costanti e continuare a parlare, mai smettere, poiché la lingua è anzitutto parlare. Ho avuto la fortuna di avere la ragazza cinese e di vivere in Giappone allo stesso tempo, quindi avevo l’ambiente ideale (in casa cinese e fuori giapponese).

Spesso il motivo per cui la gente si arrende davanti all’apprendimento della lingua giapponese (dopo aver imparato quella cinese) è dovuto alla mancanza di amicizie giapponesi, che, a differenza di quelle cinesi, sono molto più difficili da reperire.

3- Sapere il cinese è un vantaggio, ma non montarti mai la testa!

Poter contare sull’esperienza di una lingua già studiata per studiare una nuova lingua può essere un gran vantaggio. Solitamente lo studio di una terza lingua procede più velocemente rispetto al tempo che si ha impiegato per studiare la seconda lingua. Questo vantaggio lo si ha anche quando la terza lingua in questione è il giapponese, soprattutto se la seconda lingua è il cinese (do per scontato che tutti sappiano un minimo di inglese).

Gli aspetti linguistici per cui un cinese madrelingua, o uno studente di cinese, è avvantaggiato nello studio del giapponese:

  • Similitudini fra Kanji e Hanzi: esempio della biblioteca, 图书馆 “túshū guǎn” in cinese e 図書館 “toshokan” in giapponese
  • Affinità grammaticali: ad esempio il complemento genitivo, espresso da 的 in cinese e da の in giapponese, svolgendo la stessa funzione in un modo quasi identico
  • Affinità linguistiche: per esempio 注意, che significa “attenzione!”, si scrive in maniera uguale in entrambe le lingue, in cinese si legge “zhùyì”, mentre in giapponese si legge “chūi”, cambia davvero poco persino nella pronuncia…

Nella Human Academy di Osaka, nota scuola di lingue nel quartiere di Shinsaibashi, quando vedevi i quadri dei risultati, i punteggi migliori erano sempre quelli dei cinesi, chissà come mai… A riprova di questo fatto riporto anche questa curiosa tabella sul quantitativo di ore necessarie per poter sostenere i diversi livelli di JLPT (Japanese Language Proficiency Test), un po’ il corrispettivo del nostro HSK.

Come si nota anche dalla tabella, gli studenti cinesi hanno un enorme vantaggio. Per raggiungere lo stesso livello, a parità di condizioni, ci mettono praticamente la metà del tempo. Ovviamente questo prezioso vantaggio dei cinesi viene in parte ereditato anche da chi ha studiato la lingua cinese. Naturalmente questo vantaggio verrà un po’ ridotto, soprattutto perché il più delle volte non si ha molta dimestichezza coi caratteri tradizionali, però è già qualcosa. L’importante è non montarsi la testa, pensando di essere dei fenomeni solo perché si conoscono già alla perfezione Kanji giapponesi come 男,女,人,私,日本,中国 e simili.

cinese e giapponese

Tabella presa da: Wikipedia.

Tre differenze fra kanji e hanzi

  • I kanji provengono dal cinese tradizionale (ancora in uso a Hongkong e Taiwan) e non da quello semplificato
  • Alle volte hanno un significato diverso dal cinese
  • Possono avere tante pronunce diverse a seconda della circostanza (questo nel cinese era solo l’eccezione, come nelle parole 还 = “hai” e “huan”, 重 = “zhong” e “chong” etc) mentre nel giapponese è praticamente la regola e i suoni possono anche differire di parecchio l’uno dall’altro. Ad esempio, un semplicissimo 人 in giapponese puoi leggerlo “jin”, “nin” o addirittura “hito”).

Insomma, prima entri nell’ottica che i Kanji giapponesi meritano uno studio a sé e prima riuscirai a rompere il muro di orgoglio cinese che non ti lascia passare sulla strada del successo. Dai, adesso smetti di leggere i Kanji in mezzo al testo pronunciandoli come se fossero degli Hanzi 😉

4- Non pretendere che il tuo cinese sia perfetto prima di studiare il giapponese

Sembra una cavolata, ma questa è un’altra delle paure in cui cascano quasi tutti quelli affezionati al proprio cinese. Assodato che il giapponese non “toglierà il focus” dal tuo amato cinese, né lo rovinerà (anzi, possono addirittura convivere aiutandosi a vicenda), non devi farti problemi di questo tipo.

A dirla tutta non succederà mai di sapere perfettamente una lingua, non penso che tu abbia cominciato a studiare il cinese dopo esserti laureao a Cambridge in letteratura inglese. Così come sfido chiunque a dire di sapere tutte le parole dell’italiano (nomofilachia, aporia, neviera, furerìa, esecrabile, querulo…). Pensa che nel cinese ci sono oltre 47.000 caratteri, ma un cinese madrelingua colto e laureato in media ne conosce sì e no 8.000…

Se vuoi sapere il cinese perfettamente prima di poter cominciare il giapponese, beh, allora buon viaggio, verso l’infinito e oltre…

5- Lo spazio nel cervello è pressoché illimitato, non aver paura di riempirlo troppo

Spesso sottovalutiamo il potere del nostro cervello, una banca dati che può immagazzinare milioni di informazioni, addirittura gli studi non sono ancora arrivati a scoprire quali siano le vere potenzialità di tale gioiello.

Non c’è mai una fine a quello che può essere memorizzato. Certe volte sento dire da chi ha appena affrontato l’HSK1: “Ah, mamma mia, 150 caratteri sono tantissimi, penso che adesso non posso più andare avanti, non ci sta più niente, giuro, è troppo pieno, ho raggiunto il limite!”. Eppure c’è regolarmente della gente che riesce anche a passare l’HSK6, altrimenti non l’avrebbero nemmeno inventato… (e puntualmente si tratta delle stesse persone di prima qualche annetto dopo). L’unico accorgimento, è quello di non tenerlo troppo in letargo, il cinese deve essere allenato ogni giorno. Lo stesso vale anche per il giapponese man mano che viene studiato.

6- Cinque consigli per imparare il giapponese dopo aver studiato il cinese

Nelle biblioteche, ma soprattutto online, al giorno d’oggi c’è una quantità sterminata di risorse per poter imparare una lingua. Addirittura nel caso del giapponese, il materiale sgorga come da un fiume in piena: circa 10 volte tanto quello che potreste trovare per il cinese (basti pensare a tutti gli anime e manga). L’importante è di non farsi “sommergere” da troppi materiali (parlo soprattutto per gli autodidatti), per poi non saper da dove cominciare e dove andare a sbattere la testa.

Se lasci una piantina appena germogliata sotto un acquazzone, questa annega e marcisce, evita di far fare la stessa fine al tuo giapponese.

  1. Fatti consigliare da chi lo ha già studiato
  2. Comincia dalle cose più facili, senza pretendere troppo da te stesso solo perché sai già il cinese.
  3. Evita di scaricare app, comprare libri, reperire materiali e video se poi non userai niente di tutto ciò. Focalizzati su uno, al massimo due strumenti. La cosa più importante è “fare”.
  4. Ricorda che la costanza premia: meglio 15 minuti al giorno tutti i giorni che 6 ore fatte in un giorno solo della settimana.
  5. Non fare nemmeno l’errore di demoralizzarti se perdi un giorno, non sarà quella giornata a rovinarti. Il giapponese non lo imparerai in un giorno così come non lo dimenticherai in un giorno, per entrambe le cose serve “costanza”.

7- Un ultimo consiglio: non perdere l’entusiasmo

Soprattutto quando la tua piantina è ancora “piccola”, è facile farsi prendere dal “lasciar perdere”. Magari mentre guardi un film avvincente di Jackie Chan, comincia a prevalere la tua anima cinese e  ti dici: “Ma si fotta il giapponese, viva la Cina. La Cina è il mio Giappone!”.

Ecco, quello può succedere. Nel caso ricordati sempre del perché hai deciso di studiare il giapponese, pensalo intensamente (se ami Doraemon o il Detective Conan, vatti a guardare 2 puntate dell’anime quando ti senti così, la voglia dovrebbe ritornarti). Soprattutto non pretendere troppo dal tuo giapponese, ricorda ancora che ti sentivi tanto figo quando sapevi a mala pena dire 你叫什么名字?ti sentivi come il Dio sceso in terra, eri gasatissimo, i cinesi che poi ti elogiavano anche se non sapevi niente era il massimo della spavalderia. Sulle onde di quell’entusiasmo hai seguito un percorso che fino ad oggi ti ha portato a parlare un cinese niente male…

Bene, allora perché continui a pensare “ah, il mio giapponese fa così schifo, non diventerà mai come il mio cinese…”. Non farlo! E soprattutto cercati al più presto degli amici giapponesi. Loro possono davvero fare la differenza!

8- Sei motivi per cui “non è mai troppo tardi” per imparare un’altra lingua

Quella del “ormai è troppo tardi” è solo una scusa per i pigri. Non metto in dubbio che da bambini si ha molta più elasticità nell’apprendimento, ma da adulti si possono avere dei vantaggi che un bambino non può avere.

  1. Da adulti possiamo capire tutte le regole grammaticali che stanno dietro ad un costrutto, abbiamo una mente più sviluppata.
  2. Abbiamo inoltre delle motivazioni molto più forti per imparare una lingua;
  3. Possiamo fare cose che da piccoli non potevamo fare: come ad esempio fare una videochat con un perfetto sconosciuto giapponese madrelingua,
  4. Possiamo comprarci i libri (facendolo pure con piacere)
  5. Abbiamo un vocabolario molto più ampio
  6. Potremmo già conoscere una o più lingue straniere, il che facilita l’apprendimento di una lingua successiva.

Aggiungo inoltre che la maggior parte degli stranieri che emigrano in Italia sono già adulti eppure il più delle volte, pur essendo molto impegnati col proprio lavoro, se la cavano abbastanza bene con l’italiano. Quindi è l’ora di mettere da parte la pigrizia e di sfruttare le nostre potenzialità.

Insomma, prendi queste lingue come un divertimento e associale alle sensazioni positive. Sapere diverse lingue anziché concentrarsi su una sola non è un handicap, bensì un ampliamento che nel migliore dei casi potrà velocizzare il tuo apprendimento. E perché no? Magari anche un diversivo alla noia (anziché fare 8 ore solo di cinese, di cui ne passo 4 ad annoiarmi e altre 4 a pensare che mi annoierò di questo monopolio, posso invece variare facendo 4 ore di cinese e 4 ore di giapponese, divertendomi tutte le 8 ore.

La variazione provoca diversivo, il diversivo provoca divertimento, il divertimento provoca costanza e la costanza provoca il tuo successo! Questa non è una cavolata, l’alternanza è una strategia che viene usata anche nelle fabbriche per aumentare la produttività).

L’esperto poliglotta Matthew Youlden parla ben 19 lingue e le parla davvero bene, all’inizio sentendolo parlare pensavo che fosse italiano, invece è madrelingua inglese, lui le lingue non le studia, lui le “vive”. Non dico che possiamo tutti essere come lui, ma almeno di sapere cinese e giapponese.

Se ancora pensi che cinese e giapponese siano incompatibili, allora che mi dici di quei cinesi (o giapponesi) che vengono in Italia e sanno parlare sia inglese che italiano? Loro possono! E tu?!?

Articolo scritto da Fabio a.k.a. Ma Boxian.

5 thoughts on “È possibile saper parlare sia il cinese che il giapponese?”

  1. Roberta V. ha detto:

    Io parlo giapponese e ho un compagno cinese. Ci siamo incontrati a Tokyo, e tra noi si parla giapponese. La prossima sfida è raggiungere un livello accettabile di cinese in modo da poter comunicare con la sua famiglia, in un processo esattamente opposto a quello descritto nell’articolo. Confermo che, conoscendo già una lingua asiatica ideografica, almeno gli aspetti grammaticali e ortografici (avendo studiato i kanji, che generalmente hanno più tratti, gli hanzi mi risultano più facilmente riconoscibili, anche se spesso hanno significati taaaaanto diversi) non sono muri poi così insormontabili. Una cosa che nell’articolo non è menzionata, però, è che il giapponese ha una pronuncia molto simile all’italiano, e che uno studente (italiano) di giapponese non avrà grandi difficoltà, se si esclude l’H aspirata come iniziale di parola e la S sibilata (se pronunciata come S in “casa”, può letteralmente cambiare il significato di quello che si dice!), mentre trovo che il cinese, con i suoi toni sia molto più”tricky”!

  2. Stefano ha detto:

    Per andare diretto al punto, confermo che sì, si possono studiare entrambe le lingue e saperle parlare anche ad un certo livello.
    Io ho fatto il percorso inverso: sono partito dal giapponese (arrivando a studiarlo direttamente a Kobe) e, successivamente, ho intrapreso lo studio da autodidatta del cinese.
    Confermo anche la tendenza al sopravvalutare le proprie conoscenze: è vero che metà del vocabolario giapponese è in realtà cinese (pronuncia “storpiata” compresa), ma questo non è sufficiente. molto spesso, per pigrizia, mi trovo a non leggere le parole cinesi di un testo, ma semplicemente a capirne il significato e saltare oltre, e in questo modo spesso mi perdo il collegamento tra quelle parole e la loro pronuncia, e quindi a riconoscerle nell’uso quotidiano, e sicuramente anche dall’altro versante il rischio è uguale.
    Il motivo per cui i cinesi sono avvantaggiati nel JLPT è proprio questo: a loro basta uno sguardo per capire l’argomento del testo e cercare i caratteri che gli servono (e quindi, spesso volutamente, nel JLPT evitano di scrivere in kanji molte parole per non avvantaggiarli), e siccome il JLPT si basa solo su ascolto e lettura il problema non si pone, ma i cinesi (quasi tutti quelli che ho sconosciuto in Giappone) hanno una pronuncia molto particolare che mi permetteva di riconoscerne subito la provenienza.
    Secondo me, noi italiani in questo siamo avvantaggiati. la nostra lingua non ci dà storpiature particolari dei suoni, mentre molti asiatici (non solo cinesi, ma anche vietnamiti, tailandesi e così via) hanno delle pronuncie caratteristiche di alcuni suoni dovute all’abitudine acquisita con la loro lingua madre.
    Comunque, tornando a noi, secondo me è fattibilissimo studiare entrambe le lingue, ma credo sia meglio avere prima una base dell’una e poi iniziare l’altra e, come giustamente detto nell’articolo, non lasciar vincere la “pigrizia”, ma parlare, parlare, parlare ed esercitarsi nell’uso “vivo” delle lingue straniere.
    Una cosa che è stata solo accennata, la grammatica ha qualche punto in comune, ma in realtà sono molto diverse e secondo me è più semplice quella cinese, ma dal canto suo il giapponese ha una pronuncia più lineare e semplice ma una morfologia più complessa, quindi non sottovalutate nessuna delle due e, se la cosa vi interessa, non fatevi fermare dalle prime difficoltà!

  3. Laura ha detto:

    Non ho strumenti per giudicare e entrare nel merito ma ho trovato questo articolo molto molto interessante. Del resto il blog tutto è interessante. Grazie

  4. paolo ha detto:

    Rimanendo in tema di apprendimento: cosa ne pensate del metodo Pimsleur ? È consigliabile per il cinese? Conoscete qualcuno che lo ha utilizzato?

    1. Jappo ha detto:

      Ciao Paolo, personalmente non conosco questo metodo. Diciamo che personalmente preferisco buttarmi nell’ambiente in cui si parla una lingua ed imparare per tentativi ed errori, ma questo perché non sono mai stato un grande studioso di grammatica. Ovvio che possa servire studiare anche quella…

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