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La censura in Cina e come aggirarla con un VPN

La privacy su internet è un argomento oramai molto discusso anche in Occidente. La crescita di internet e il suo utilizzo da una quantità sempre maggiore della popolazione mondiale ha spinto i governi di tutto il mondo ad adottare, in misure più o meno restrittive, delle politiche per controllare i i propri cittadini ed evitare che si imbattano in contenuti piratati o non conformi alle leggi nazionali. Il VPN è uno strumento sempre più utilizzato da utenti in tutto il mondo, ma ancora moltissime persone non sanno nemmeno cosa sia.

La Cina è sicuramente uno dei Paesi che ha più a cuore il tema del controllo della rete e utilizza vari strumenti per bloccare l’accesso a siti non autorizzati e rendere  più lento l’accesso ai siti stranieri in generale. Lo strumento più famoso, il Great Firewall (o Great Shield), è un progetto partito molti anni fa e la versione attuale è un insieme di sistemi sviluppati per impedire l’accesso a contenuti indesiderati. DSN filtering, Ip blocking, etc. sono solo alcuni dei modi in cui la Cina controlla il web.

Dagli anni ’90 il governo cinese sviluppa nuovi meccanismi per intensificare e migliorare le operazioni di rettifica dei contenuti pubblicati ed accessibili all’interno dei confini cinesi, oltre a investire molti fondi per combattere i sistemi per “saltare il muro” (tra cui i VPN), che vengono a loro volta aggiornati continuamente per stare al passo con i nuovi mezzi di censura. I contenuti bloccati in Cina vanno dalla propaganda anti-cinese, ai giornali stranieri, alla pornografia, a tutti quei siti che minacciano la nazione, il Partito, la stabilità politica e morale del Paese.

Durante occasioni ed eventi di importanza nazionale navigare sul web e utilizzare servizi online può diventare ancora più frustrante. Questo non solo influenza la vita dei cittadini cinesi e degli expat, ma anche gli affari di tutte le aziende, in particolare quelle straniere. Le varie Camere di commercio e istituzioni straniere in Cina conducono periodicamente sondaggi e studi su come la situazione di internet in Cina influenza le operazioni di attività commerciali straniere nel Paese e i risultati sono sempre scoraggianti. Se infatti è vero che da un lato la censura è giustificato come un potente strumento di politico atto a garantire la stabilità sociale, non si può negare che in tutti questi anni sia anche stato utilizzato per avvantaggiare le aziende cinesi e chiudere il mercato alle imprese straniere.

Le aziende che vogliono avere una visibilità adeguata all’interno dei confini della RPC devono registrare i propri siti attraverso servizi di hosting cinesi e completare delle procedure burocratiche abbastanza fastidiose per adeguarsi alle leggi locali, oltre a dover controllare che i propri contenuti si attengano ai poco trasparenti principi di regolazione di internet e dei motori di ricerca.

Non bisogna però pensare che internet in Cina non sia un mondo dinamico e vivo quanto lo è in occidente, anzi, se c’è qualcosa che purtroppo sono riusciti a dimostrare i leader del Partito Comunista, è che internet, anche se limitato in maniera molto invasiva, può essere un ambiente in cui il commercio, lo sviluppo tecnologico e l’informazione possono trovare costantemenete nuovi stimoli e generare grandi profitti. Aziende come Yahoo e Microsoft (Bing) si sono piegate alle regole nazionali pur di investire nel mercato e proprio in questo periodo stiamo assistendo ai corteggiamenti di Facebook verso il pubblico cinese. Le lamentele degli stranieri e le nostre speranze per un internet più accessibile e più aperto in Cina non trovano ascolto e il governo cinese ogni anno approva leggi sempre più restrittive in materia di controllo dei contenuti online e non sembra voler cambiare direzione.

Aggirare il Great Shield può essere complicato per un utente inesperto. Purtroppo browser come TOR, atti a rendere la propria connessione anonima ed accedere al deep web spesso non sono abbastanza per aggirare gli spessi “muri” della censura cinese. I proxy d’altra parte, poiché rendono segreto l’ip ma non criptano la connessione, non assicurano l’anonimato verso ISP (internet service provider) e governi, oltre al fatto che operano solo sul browser da cui sono utilizzati e non sull’intero computer.

Qui entrano in gioco i VPN, delle linee private virtuali che permettono di connettersi a reti straniere rendendo la propria connessione privata, evitando quindi di essere bloccati. Le reti private sono accessibili solitamente attraverso un client o un router preconfigurato, che dopo aver permesso lo scambio di alcune informazioni di sicurezza tra il tuo computer e il server a cui ti connetti, ti permette di accedere alla rete privata virtuale e nascondere così il tuo traffico. I software VPN sono tantissimi e molti consentono di connettersi a centinaia di server situati in tantissimi Paesi del mondo. Questa funzione è fondamentale non solo per ovviare al problema dell’aggiornamento delle liste di ip bloccati dal Great Firewall, ma anche per permettere agli utenti di aggirare le leggi della maggior parte dei Paesi, che possono bloccare l’accesso a siti diversi a seconda delle leggi locali.

Un VPN può essere utile anche per nascondere la propria connessione al proprio datore di lavoro ed evitare di essere scoperto a scaricare film o guardare video su Youtube dal capo, per guardare contenuti di Netflix riservati a utenti di un determinato Paese e per tanti altri scopi. La scelta del client è importante perché si usufruisca di un servizio decente. I VPN a pagamento sono solitamente più stabili, veloci e affidabili, tuttavia esistono anche tanti VPN gratuiti che fanno bene il loro lavoro.

Prossimamente pubblicheremo una lista di VPN gratuiti e a pagamento consigliati per chi si deve recare in Cina per breve o lungo periodo o per chi ha comunque l’esigenza di mantenere privata la propria connessione, dato il sempre maggior controllo a cui siamo soggetti durante la navigazione. Ti teniamo aggiornato!

4 thoughts on “La censura in Cina e come aggirarla con un VPN”

  1. fabio ha detto:

    Magari è una mia impressione, ma a me sembra che i siti censurati crescano a dismisura. Non riesco a capire la logica tra l’altro. Anche siti di fitness italiani che non c’entrano nulla sono diventati irraggiungibili

    1. Anto ha detto:

      Fabio come ho scritto le misure sono sempre più restrittive, guarda un po’ qua https://www.ft.com/content/613fd2e0-f006-11e5-aff5-19b4e253664a

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