cina e giornalismo

Cina e giornalismo: articoli copiati e dove trovarli

Proprio ultimamente, parlando con un amico, ho espresso la mia frustrazione nel leggere gli articoli della stampa italiana sugli avvenimenti in Cina, una newsletter ricevuta questa settimana ha confermato i miei sospetti.

Quando abbiamo parlato del Credito Sociale in Cina e di cosa potrebbe diventare , abbiamo già lamentato una certa disattenzione ed uniformità nel modo in cui l’argomento era stato trattato dalla stampa italiana: gli articoli sembrano spesso copiati, tradotti e poco approfonditi.

Questo capita spesso e volentieri per le notizie nazionali, ma è praticamente la norma quando si tratta di notizie provenienti dall’estero. Quando si parla di Cina poi, sembra quasi di leggere sempre lo stesso articolo, con qualche variazione, di quelle che si fanno quando si copia a scuola per non farsi beccare.

Mario Seminerio, un economista che tiene il blog Phastidio, ha beccato l’inviato in Cina del Corriere della Sera con le mani nel sacco. Nella news dell’8 maggio 2018 infatti, analizzando un articolo del Corriere sulla guerra commerciale USA-Cina (8 maggio, pag. 15), lo mette a confronto con un articolo di Bloomberg uscito qualche giorno prima.

L’inviato Guido Santavecchi infatti pare non preoccuparsi del fatto che i suoi lettori possano leggere anche Bloomberg. Ha riportato l’articolo tradotto quasi integralmente, senza mai citare la fonte, senza mai dire che si trattava di una traduzione e non di un pezzo originale, senza nemmeno preoccuparsi di verificare i dati.

Mario Seminerio riporta che:

“Nel pezzo del Corriere non si cita mai quello di Bloomberg, a differenza di quanto fatto, ad esempio, dal sito della Cnbc, che quella notizia ha rilanciato. C’è poi da aggiungere che il Financial Times, nella stessa giornata del 2 maggio, ha elaborato sulle dichiarazioni di Schroder, confutandole parzialmente a partire proprio dalla fonte USDA:”

Non posso non condividere il sentimento di delusione che esprime poi l’autore del blog Phastidio, ma non sono, a differenza sua, affatto sorpreso di leggere dell’accaduto.

Le testate italiane stanno rivolgendo sempre più attenzione alla Cina. Se prima gli articoli riguardanti l’estremo oriente erano relegati a qualche rubrica secondaria, alla posizioni più basse della categoria “Esteri”, o a qualche blog ospitato sulle maggiori testate, ora riempiono le prime pagine.

Non si può dire però che questa attenzione abbia portato più approfondimento, anzi: trovo difficile reperire informazioni di prima mano sui fatti che accadono da quella parte del mondo. Non è che manchino gli inviati, la gente sul posto, i mezzi. Forse però manca la voglia.

Soprattutto dalle testate più lette in Italia, come Corriere della Sera, Repubblica, etc. mi aspetterei un po’ più di professionalità. Invece bisogna fare i conti con la realtà: dobbiamo sorbirci la minestrina riscaldata tradotta da qualche altro sito/giornale, spesso senza un minimo di verifica e senza che si citino le fonti.

Sarà forse anche per questo che qualche anno fa, quando abbiamo esplorato la possibilità di essere intervistati dalla redazione di AGI China (Agenzia Giornalistica Italia), presentandoci come un blog di due italiani con esperienza in Cina, ci hanno risposto che “non potevano intervistare la concorrenza”.

Per quanto fosse una risposta lusinghiera nei nostri confronti, noi siamo e ci riteniamo un blog, non siamo in concorrenza con le testate giornalistiche, e ci dispiace a questo punto che il livello dell’informazione giornalistica sull’Estremo Oriente in Italia possa essere messa al pari dello scrivere su un blog.

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