make up cinesi

Il make-up e gli uomini dell’Asia orientale

In Cina si è ultimamente dibattuto di “uomini effeminati” e “cattivi modelli” in occasione di uno show televisivo della CCTV per ragazzini in età scolastica, che avrebbe esposto i bambini ad una Boyband di femminucce senza valore educativo.

A parte in occasione di feste come il Carnevale o Halloween, è piuttosto difficile che un ragazzo o un uomo occidentale abbia l’abitudine di truccarsi. La prima volta che ho visto un ragazzo truccarsi ero a Tokyo.

Il ragazzo coreano poco più che diciottenne che viveva nella stanza accanto alla mia, all’interno dell’enorme casa dei signori giapponesi che ci ospitavano, doveva uscire con amici quella sera. Quando si congedò notai che aveva la pelle strana, come se avesse messo un fondotinta.

Gli chiesi spiegazioni e lui con molta nonchalance ammise di averlo usato. L’istinto di giudicarlo e metterlo alla berlina davanti agli altri ragazzi occidentali che erano lì con noi era forte, ma nessuno di noi commentò.

Ho poi scoperto che i ragazzi sud coreani sono probabilmente i maggiori acquirenti di trucchi e prodotti per la pelle e la cultura coreana si presta alla diffusione della pratica attraverso il K-pop e gli attori dei famosi drama.

Questo tipo di cultura ha una forte influenza in Asia, comprese le nazioni più vicine, ovvero Cina e Giappone. In Cina sono sempre di più i vlogger e i KOLs uomini che sponsorizzano articoli per la cura della pelle e per il trucco. I 小鲜肉 Xiǎo xiān ròu, ovvero i ragazzi dall’aspetto infantile, la faccia pulita e i lineamenti quasi femminili sono comunque popolari tra le ragazze, nonostante possano essere giudicati come un po’ .

Se in Corea il fenomeno pare non disturbare nessuno o comunque essere in armonia con la cultura locale, altrove c’è chi ha destato delle preoccupazioni. Xinhua (traduzione Whatsonweibo) ha rilasciato commenti come:

“ (..) “these sissies promote an unhealthy and unnatural culture which has a not-to-underestimate negative impact on the youth. The sissy culture, driven by consumption, challenges the public order and worships a decadent lifestyle.“

Sul tema si sono susseguiti poi vari articoli di detrattori o sostenitori del cambiamento che la cultura cinese sta vedendo realizzarsi tra i giovani, soprattutto quelli più benestanti. Non si può infatti negare come alcuni dei principi fondanti della cultura e delle famiglie cinesi stiano stridendo con i cambiamenti a cui sono soggetti i giovani contemporanei nelle grandi città.

Con matrimoni rimandati ad età più avanzate, meno figli e più consumo, i ragazzi cinesi dei prossimi anni sono destinati probabilmente a mettere in discussione alcune delle abitudini e dei costumi tradizionali. I cosmetici per uomini sono solo un aspetto di questo cambiamento, e il mercato conferma questa tendenza con i numeri, che piaccia o meno.

L’ultimo rapporto rilasciato da Vipshop.com e JD.com mostra come il mercato sia in forte crescita. Solo il volume d’affari per i prodotti maschili dovrebbe raggiungere i 15.4 miliardi di RMB. Il 96% degli utenti uomini di Vipshop acquista cosmetici (probabilmente in buona parte anche per la propria partner).

Un sondaggio dell’ Hong Kong Trade Development Council rivela che se le donne cinesi hanno pian piano preso l’abitudine di truccarsi, soprattutto le più giovani, anche gli uomini hanno iniziato a usare cosmetici, con il 63% di rispondenti uomini che utilizzano latte detergente, lozioni o creme facciali.

Il mercato dovrebbe comunque continuare a crescere, poiché sono proprio le nuove generazioni a foraggiarlo. I ragazzi nati tra gli anni 80 e 90, con un senso dell’igiene personale e della cura dell’aspetto maggiore rispetto alle generazioni precedenti continueranno a spendere per vedersi più belli.

Chi vive in Cina si rende benissimo conto del fatto che il trucco maschile è ancora un fenomeno di portata minima, coinvolge i ragazzi principalmente nelle grandi città e probabilmente non merita le preoccupazioni del governo o dei giornalisti, sia perché evidentemente per alcuni non c’è nulla di male a truccarsi, sia perché in realtà non sono poi così tanti a farlo in Cina.

Questo attacco ai cosiddetti “sissies” sembra quindi un po’ fuori luogo, ma non fa che confermare la visione del governo (e delle sue agenzie di stampa e di censura) sull’effeminatezza e sulla comunità lgbt (posto che i due fenomeni siano collegabili, e spesso non lo sono).

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